Alta Murgia · Corato · Parco Nazionale
Un edificio rurale del 1813 e i suoi quattro jazzi rinascono come laboratorio del paesaggio e orto selvatico didattico, nel cuore della Murgia nord-barese.
Il luogo e la storia
In contrada San Magno, lungo la S.P. 19, sorge un sistema di poste, jazzi e muretti a secco nato dalla pastorizia e dalla transumanza. L'edificio recuperato era l'antico ricovero dei coloni che da Corato salivano in Murgia per la semina del grano, la vendemmia e la cura delle greggi.
Quattro ambienti si aprono su uno spazio articolato in corti-jazzo; all'interno, un focolare per il ristoro, ampie nicchie nella spessa muratura in pietra calcarea. Sul concio di chiave dell'ingresso centrale si legge ancora la data: 1813.
Intorno alla chiesetta rurale di San Magno, costruita nel XII secolo sopra una neviera, gli eredi degli antichi coloni custodiscono da generazioni questo paesaggio identitario.
San Magno diventa crocevia della transumanza: complessi rurali si organizzano attorno alla chiesa, abitata sin dal Neolitico.
Viene edificato il corpo di fabbrica a quattro vani, con focolare e copertura a falde in legno, alloggio stagionale di coloni e pastori.
Un atto rogato a Trani affida ai coloni l'apertura e l'uso liturgico della chiesetta: un legame tramandato fino ad oggi.
Restauro a regola d'arte con tecniche tradizionali — cuci e scuci, tetti ventilati in legno, manto in coppi recuperati — per restituire il bene alla comunità.
Il restauro
Dal rilievo fotogrammetrico con drone nascono i modelli 3D del bene: il "prima", con le coperture crollate e le murature sconnesse, e il "dopo", con i tetti in legno e coppi ricostruiti secondo la tecnica tradizionale.
Un confronto che racconta l'intero intervento di risanamento conservativo — cuci e scuci, pulitura dei paramenti in pietra a vista, ripristino del camino e dei sistemi di raccolta dell'acqua piovana — nel rispetto dell'identità dell'edificio del 1813.
Orto selvatico e biodiversità
All'interno dei paretoni dei quattro jazzi prende forma l'"orto selvatico": un cammino tra alberi da frutto spontanei, fiori e arbusti autoctoni che invita a fermarsi, toccare, odorare e riconoscere. Un laboratorio a cielo aperto di educazione ambientale, alimentare e botanica.
Le venti essenze del percorso, nell'ordine in cui si incontrano. La scheda botanica di ciascuna si apre soltanto in loco, inquadrando il QR code della targhetta.
Davanti a ciascuna pianta una targhetta numerata rimanda alla descrizione botanica, al nome dialettale e agli usi locali, con traduzione in inglese e francese. Le schede vivono soltanto lungo il percorso: non sono raggiungibili da questo sito né dai motori di ricerca, e si aprono unicamente inquadrando il codice sul posto. All'interno dei locali, riprese aeree con drone offrono una visione a 360° del territorio.
Attività ed eventi
Il bene è aperto su programmazione e prenotazione. Laboratori per le fasce deboli, concerti, visite guidate ed eventi formativi rivolti a scuole, associazioni, escursionisti e famiglie.
Flora murgiana, piante officinali e commestibili, educazione alimentare ed Agenda 2030, con attività per alunni con bisogni educativi specifici.
Musica nella natura, laboratori teatrali, concorsi di fotografia e convegni sulle vie della transumanza e i paesaggi rurali storici.
Percorsi dedicati alle fasce fragili e alle neurodiversità: il paesaggio come esperienza percettiva e momento di aggregazione.
Contributo simbolico di accesso a sostegno della manutenzione del bene.
Rete e territorio
Il sito si riappropria del suo antico ruolo di "Posta": un crocevia tra tratturi, ciclovie e itinerari culturali, a pochi chilometri da Castel del Monte e dentro il Parco Nazionale dell'Alta Murgia.
Via Francigena, Cammino Materano, Ciclovia dell'Acquedotto, Sentiero Italia CAI, ciclovia Jazzo Rosso–San Magno.
Patrimonio UNESCO, ben visibile da San Magno: escursioni e visite guidate verso la meta-simbolo della Murgia.
Zona C "Aree di protezione", Rete Natura 2000 (ZPS-ZSC), Geoparco Mondiale UNESCO.
Nel cuore della strategia Alta Murgia, tra Minervino, Poggiorsini e Spinazzola: turismo lento e mobilità dolce.
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